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domenica, Ottobre 2, 2022

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Eja Eja, Alalà: che significa e chi lo inventò?

Eja, eja, alalà. Così si esultava e si brindava, ci si incoraggiava e talvolta ci si salutava. Ma quel curioso grido di giubilo, la cui invenzione si attri­buisce a Gabriele D’An­nunzio (durante il bombar­damento di Pola, 8 agosto 1917), era in realtà la combinazio­ne di due esclamazioni antiche. “Eja” era lega­ta al mondo romano e fu tramandata dai crocia­ti. “Alalà” era il grido di guerra dei Greci: Achille lo usava per aizzare i cavalli. . Poetico. Di “eja” si tro­vano tracce in racconti e poesie, da Boccaccio a Pascoli. E sempre Pasco­li fu il primo a recupera­re, nei Poemi conviviali, il grido “alalà”.
L’escla­mazione, che doveva so­stituire il barbarico “hip, hip, urrah!”, venne fat­ta propria dagli aviato­ri e poi dai fascisti, che la gridavano nelle adunate e la inserirono nei loro canti, primo fra tutti il rifacimento di Giovinezza: “Giovinezza, giovinezza, primavera di squisitezza, della vita nell’asprezza il tuo canto squilla e va. E per Benito Mussolini: eja, eja, alalà!”..

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